Parlare di coppia con le coppie in attesa

Il momento dell’attesa di un figlio è magico: pieno di sogni e aspettative, di timori ed emozioni a volte incomprensibili. Per molto tempo la gravidanza è stata un tema prettamente femminile in cui gli uomini potevano essere coinvolti solo se chiedevano il permesso, mentre oggi, finalmente, i futuri papà sono coinvolti fin dal primo momento nella preparazione pratica, mentale e relazionale della famiglia in trasformazione.

Ogni coppia vive un proprio equilibrio “a due” dove la passione e l’interesse reciproci si intrecciano con la soddisfazione dei reciproci bisogni espliciti e impliciti (come spiega bene Mony Elkaim nel testo “Se mi ami, non amarmi”). L’incontro di due mondi e il modo in cui possono completarsi è qualcosa che ha a che vedere con l’alchimia e crea un senso di appagamento e un’ aspettativa di stabilità nel tempo.

L’arrivo di una terza persona, importante per entrambi i partner, può perturbare questo equilibrio che necessita di un nuovo “collaudo” finalizzato a ricontrattare regole e valori individuali e di sistema, fino a creare una nuova identità familiare. E’ importante che in questo processo la coppia sia il motore propulsore della famiglia e non la vittima sacrificale.

Parlare in coppia, comunicare i propri stati d’animo positivi e negativi, senza dare niente per scontato, è il primo passo per rafforzare l’unione a due. Nella preparazione di “un nido” per il nuovo arrivato, solo la collaborazione e la condivisione può salvare dalla solitudine, dalla paura di non farcela o dal timore di non essere all’altezza del ruolo.

Un altro aspetto molto importante è quello legato al ruolo delle famiglie d’origine, che sono una risorsa meravigliosa a disposizione della nuova famiglia nucleare, ma possono anche essere un ostacolo se vengono inserite dai partner nella relazione a due come elemento di conflittualità. Ogni futuro genitore è contemporaneamente anche figlio di una cultura d’origine che porta nel suo nuovo nucleo, ma che non può colonizzare totalmente quella dell’altro: Maurizio Andolfi e Claudio Angelo in “Tempo e mito nella psicoterapia familiare” lo chiariscono bene in parole semplici  ed efficaci. Si tratta di un lavoro di mediazione interculturale vero e proprio, nel quale servono capacità di ascolto e di accoglienza. Se è presente questa forma di rispetto, può capitare che sia proprio il partner a poter cogliere degli aspetti positivi del clan dell’altro!

Quando poi arriverà il piccolino o la piccolina, ci saranno molte cose da fare… Se ci si allena prima a fare squadra, il gruppo sarà poi pronto per la Grande Sfida!

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